| Storia di un Astrofilo |
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| Scritto da Raffaele Magliulo |
| Mercoledì 25 Agosto 2010 23:42 |
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Ricordo che fu mio padre a parlarmi di stelle e pianeti per la prima volta. Ne rimasi affascinato, non riuscivo a capacitarmi di vivere su una enorme palla e che essa ruotava intorno a se stessa in un giorno e girava intorno al Sole in un anno.
Negli anni della scuola media trovai, in libreria, un libro: “ASTRONOMIA PRATICA” di Wolfgang Scrhoeder. Sulla copertina c'era una foto di Saturno ripresa da un telescopio (a quei tempi le due sonde Voyager erano ancora in costruzione). ”Astronomia con le quattro operazioni?” - mi chiesi - “Questa è proprio una gran novità!” - Acquistai subito il libro chiedendo i soldi a mio padre che puntualmente me li diede.
E iniziai a leggerlo, ma, ahimé, non riuscivo a capire nulla. Non era semplice da comprendere per un ragazzino delle medie come me, anche se ero un “secchione”. Concetti come “Angolo Orario”, “Tempo Sidereo”, “Azimut”, ecc., erano nuovi e non riuscivo a comprenderne il significato senza una adeguata guida di un adulto. Sconfortato, fui tentato di abbandonare tutto. No, non avevo nessuna intenzione di lasciarmi vincere dallo sconforto e decisi di chiedere aiuto a mio padre. Lui ed io ci mettemmo a tavola col libro e con un blocchetto per appunti e rileggere il libro passo per passo e ad alta voce e, ad ogni paragrafo, mio padre mi spiegava il contenuto. Così compresi il significato dei principali termini astronomici e iniziai ad osservare le stelle seguendo le indicazioni del libro. Subito riconobbi l'Orsa Maggiore. Seguendo la linea immaginaria formata dalla coppia di stelle Merak e Dubhe trovai la Stella Polare, la mitica Stella Polare. Finalmente la vidi. Ritornai ad osservare l'Orsa Maggiore. Viene chiamata anche con altri nomi, quali “Gran Carro” e, addirittura, “Funerale”. In un libro lessi che gli arabi vedevano le quattro stelle, dalla forma di un trapezio, come una bara e le tre stelle (Alioth, Mizar e Alkaid) erano i “piagnoni” cioè quelli che piangevano a pagamento seguendo il funerale. Dopo aver riflettuto sulla ineluttabilità della morte e sui gusti macabri degli arabi, da buon napoletano, feci i dovuti scongiuri e continuai la mia scoperta delle costellazioni. Seguendo la curva delle tre stelle dell'Orsa Maggiore (i tre piagnoni della tradizione araba) mi ritrovai in Bootes, la costellazione del Bifolco. Subito localizzai Arturo, ma c'era una stranezza: la costellazione appariva diversa da quella segnata dalle carte. Infatti appariva come un enorme triangolo, ed uno dei vertici era Arturo. Sulla sinistra della costellazione del Bifolco avrebbe dovuto esserci la costellazione Corona Borealis. Ma dov'era Pulcherrima (Mirak)? Come mai? Che succede? Eppure sono sicuro che la costellazione del Bifolco è lì dove indicano le carte stellari, ma non riuscii a separarla dalla Corona Borealis, strano! Decisi di rimandare la comprensione e la soluzione di questo enigma nel mese di agosto, quando sarei andato in montagna. Spostai lo sguardo allo zenith e trovai subito le tre stelle del triangolo estivo: Altair, Vega e Deneb. Le costellazioni del Cigno, della Lira e dell'Aquila erano facilmente riconoscibili, maestose nel cielo. Tuttavia, avevo problemi con la costellazione della Lira. Non riuscivo a vederla in tutta la sua interezza, vedevo solo Vega, delle altre stelle non se ne trovava traccia. Verso Nord-Est trovai la costellazione di Cassiopea, la mitica madre vanitosa di Andromeda! Era facilmente riconoscibile dalla sua forma a “doppia v”. In montagna, rimasi stupito dalla visione delle stelle. Si arrivava alla quinta magnitudine e, in alcuni casi, anche alla sesta! Subito cercai e trovai l'Orsa Maggiore, che era diventato un riferimento fisso da cui partivo per localizzare le altre costellazioni. Poi, istintivamente, cercai il Bifolco che lo localizzai subito. Finalmente era proprio come disegnato dalle carte e, accanto ad essa, finalmente trovai la Corona Borealis e Pulcherrima, la mia stellina preferita. Ovviamente compresi che in città non si poteva vedere ciò che si vedeva in montagna. Ebbi chiara la prima definizione del concetto di “inquinamento luminoso”. Quindi mi resi conto che non avrei mai potuto vedere la Via Lattea al centro di Napoli. Solo da qualche anno sono a conoscenza di una inadeguata copertura legislativa a livello nazionale contro l'inquinamento luminoso. Esistono normative a livello di leggi regionali che però non rendono unica la voce per contrastare il dilagante fenomeno dell'inquinamento dei cieli da parte degli impianti di illuminazione urbani ed extra-urbani. E' un vero peccato che alle nuove generazioni venga preclusa la visione della volta celeste. Rimango basito quando leggo notizie di gente che scambia il pianeta Venere per un “ufo”. Abbandonai l’astronomia per gli studi universitari. Dopo la laurea, gli impegni all’università continuarono col dottorato di ricerca e con rapporti di collaborazione. Furono dieci anni di puro precariato, pagato solo con le borse di studio. Ogni tanto leggevo qualche rivista di astronomia e curiosavo in rete in occasione di importanti avvenimenti che coinvolgevano le sonde spaziali. Poi, la nascita della mia bambina mi allontanò ancora di più dall'astronomia. La gioia di essere diventato padre, insieme alla consapevolezza della grande responsabilità che ne derivava mi portarono su un terreno sconosciuto ed affascinante: la paternità. Intanto crescevo la bambina in un ambiente sereno e molto stimolante. Ogni tanto le parlavo di scienze e selezionavo con cura i programmi televisivi badando che non fossero violenti o stupidi. Una volta mi sorprese. Aveva due anni e mezzo e stavo mostrando alcune foto del sistema solare. Quando arrivai al pianeta Marte le dissi: “Vedi? Questo è Marte” - lei rispose: “Il pianeta rosso!”. Rimasi sbigottito: fissai la bambina chiedendomi come sapeva che veniva chiamato anche col questo nome. Dopo scoprii che lo aveva appreso da un cortometraggio in cartoni animati, da me selezionato per lei. Approfittai per estenderle le conoscenze e all'età di quasi tre anni conosceva tutti i pianeti del sistema solare. La ripresa dell'antica passione per l'astronomia la conobbi grazie a Facebook. Incontrando molti amici e compagni di scuola e dell'università che non vedevo da anni, tra loro c'erano anche alcuni amici astrofili che erano iscritti come me nella locale associazione che postavano news ed altro, di carattere astronomico, sul social forum. Poi una mia amica mi segnala una serata osservativa “virtuale”. Drizzai le orecchie e mi chiesi come e in che senso. Una rapida ricerca in rete ed apprendo il concetto di “osservatorio astronomico virtuale”. Partecipai, comodamente seduto in poltrona, ad una emozionante “caccia agli asteroidi” organizzato da Gianluca Masi. Seguendo la caccia, mi riaffiorarono tutti i ricordi, le emozioni, le speranze, le ambizioni, i progetti che avevo da piccolo; e che ora erano tutti lì, a portata di “click”, facilmente realizzabili! Rispolverai i vecchi libri di astronomia, ripassai alcuni concetti che avevo dimenticato, mi buttai in rete per raccogliere il massimo dell'informazione sull'astronomia. Sempre su Facebook, ora faccio amicizia con nuova gente, molti di loro sono persone che condividono la mia passione. Sono tutte persone stupende, ma lego, in particolare, con alcuni di essi, i quali spero, un giorno, di incontrarli di persona, di chiacchierare con loro di stelle, davanti ad una pizza o al bar, davanti ad un buon caffè, di condividere con loro le mie e le loro esperienze. Oggi mi sento un astrofilo rinato, ho ritrovato la mia antica passione per questa scienza. Di mattina, autunno o inverno, quando il sole non è ancora sorto, guardo in cielo e cerco di identificare le mie amiche stelle. Anche la sera, quando passeggio con mia figlia, appena ne localizzo ed identifico una, dico alla mia bambina: “Ecco, guarda quella stella: è Pulcherrima! La bellissima”, oppure: “Guarda questa come è luminosa, è Venere! Il secondo pianeta del sistema solare.” Quando, invece, sto da solo, immagino con piacere che queste stelle mi ritengono un loro amico e mi seguono e mi salutano ed io rispondo: “Ciao Vega! Buonasera Deneb!....” |
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